IL RESTAURO DI DUE ANTICHE ARE ROMANE
conservate presso la Galleria degli Uffizi di Firenze

La Fondazione Romualdo Del Bianco, su segnalazione della Soprintendenza per il Polo Museale Fiorentino, si è fatta promotrice del restauro di due antiche are romane, conservate presso la Galleria degli Uffizi di Firenze. La Vivahotels, gruppo alberghiero fiorentino, attraverso il proprio programma di sostegno del patrimonio artistico denominato “Be part of History” sosterrà il restauro, che verrà eseguito dalla Dr.ssa Camilla Mancini, con la supervisione del Direttore del Dipartimento dell’Archeologia degli Uffizi, Dr.ssa Antonella Romualdi.
Qui sotto sono riportate alcune immagini e dettagli dei due antichi reperti romani. Ogni altra informazione potrà essere ottenuta scrivendo a
info@fondazione-delbianco.org

Altare inv.954

Si tratta del monumento funerario di Cneus Sentius Felix , personaggio notabile e molto influente nella società romana di Ostia tra la fine del I e gli inzi del II secolo d.C..

L’altare, scolpito nel marmo proveniente dalle cave dei Monti Apuani, fu rinvenuto nel 1696 tra i ruderi di Ostia antica.Dopo essere stato esposto a Roma sull’Aventino, comparve  a Firenze nel Palazzo Del Rosso.Nel Settecento entrò in Galleria.

La decorazione di tipo architettonico e la lunghissima iscrizione lo connotano come uno degli altari più significativi e prestigiosi dell’epoca. L’iscrizione , lunghissima,offre uno spaccato straordinario della realtà civile, economica e commerciale del grande porto romano. Il defunto, oggi diremmo che era dotato di indubbie capacità menageriali, si occupava di trasporti e di commerci marittimi, in particolare di quelli legati all’importazione di vini. Era membro della corporazione dei trasportatori del mare Adriatico,e patrono( sorta di carica onorifica) dei misuratori di grano, dei commercianti di olio, degli addetti alla pesa pubblica, dei battellieri e dei traghettatori, nonché dei pescatori che rivendevano al dettaglio il frutto delle loro fatiche.

Cneus Sentius Felix concedeva anche il suo alto patronato ad alcune associazioni giovanili dedite allo sport e a combattimenti di tipo militare, questi ultimi però solo a patto che fossero incruenti.

Il restauro e la conseguente valorizzazione di questo importante monumento non solo offre la possibilità  a Cneus Sentius Felix di essere conosciuto e ricordato dopo …quasi 20 secoli! ma soprattutto permette a noi di entrare nel vivo della tumultuosa e variegata vita del grande porto di Roma fra l’età di Traiano e quella di Adriano.

Altare inv. 988

Del monumento funerario eretto in memoria del liberto di origine greca Dionysus Skianthi non conosciamo, ad oggi, né il luogo di provenienza né l’anno o il secolo nel quale venne in luce.

Nel Settecento è documentata la sua collocazione nel Palazzo Medici Riccardi.

Era conservato nell’Ottocento nella Sala delle Iscrizioni.

Il monumento, scolpito nel marmo greco, costituisce uno degli esemplari più raffinati e preziosi che si conoscano nell’ambito della classe degli altari cosiddetti a festoni . Di particolare pregio sono le decorazioni a bassorilievo che compaiono sulla fronte e sui lati ,sia per la qualità artistica sia per la scelta simbolica dei temi raffigurati . Sulla fronte il combattimento di galli allude sicuramente all’energia e alla forza fisica ed anche morale che hanno caratterizzato il defunto nella vita e che potranno garantirgli un riconoscimento anche nella dimora ultraterrena.Il defunto stesso è raffigurato nel suo viaggio attraverso il mare, trasportato dolcemente sul dorso di un animale fantastico marino, un pistrice, quasi una sorta di grosso serpentone, che lo aiuterà a varcare quel limite insondabile tra la vita e la morte che tanto spaventa e nello stesso tempo affascina noi esseri umani. Sui lati coppie di uccelli in volo disputano attorno ad una farfalla, simbolo di psyche secondo gli antichi . La qualità e la bellezza dei festoni di fiori e di frutta che accompagnavano sempre le cerimonie rituali per i defunti oggi quasi non possono essere più percepite a causa dello stato di degrado e di sporcizia che contraddistingue il monumento.La pulitura ed il restauro permetteranno di cogliere l’abilità e la fantasia che caratterizzavano le officine lapidarie romane nella prima metà del primo secolo d.C.     

 
 
 
 
 
 

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