Opere restaurate

Ritratto di Giovanni dalle Bande Nere (Gian Paolo Pace – Venezia, documentato dal 1528 al 1560)
Olio su tela, cm 97 x 89 - Galleria degli Uffizi, Firenze.

painting exhibited at the Uffizi Gallery

L’opera ha alle spalle una vicenda importante, che merita, ancorché succintamente, ripercorrere. Scrive il Vasari, nell’edizione del 1568 delle Vite, che Piero Aretino aveva donato al duca Cosimo I il ritratto di Giovanni dalle Bande Nere, suo padre. Dell’impavido condottiero mediceo, ch’era morto a Mantova nel 1526, l’Aretino (lui pure in quei tempi nella città lombarda) aveva fatto prendere sul cadavere l’impronta del volto; e a desumerne la maschera funeraria era stato Giulio Romano. Proprio a questa maschera allude l’Aretino in una lettera al pittore Gian Paolo Pace (autore del nostro ritratto) nel novembre del 1545: "all’effigie, spenta nell’ambra della morte, in virtù de’ miracoli che sa fare il pennel vostro, avete renduto i colori della vita". E di seguito aggiungeva la sua soddisfazione di poter far pervenire a Cosimo un’immagine così bella dell’ "immortal padre". In effetti, il mese prima, lo stesso Aretino aveva scritto al duca che il ritratto del padre avrebbe dovuto essere dipinto da Tiziano; ma, per via di altri impegni assunti dal Vecellio, l’opera sarebbe stata eseguita da un artista che non avrebbe comunque nel confronto sfigurato: "effige placida e tremenda vi manderò (…) come di mano del prefato pittore uscisse". Sbuca dalla corrusca armatura – a restauro finemente compiuto – il profilo accigliato di Giovanni; e la luce ne illumina le fattezze, ridando un po’ di vita alle sembianze spente del sonno della morte.

in collaborazione con Viva hotels - Hotels in Florence

Antonio Natali
(Direttore Dipartimento Rinascimento e Manierismo – Galleria degli Uffizi - Firenze)

note di restauro della restauratrice Mariarita Signorini


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